Telescopi e Astrofotografia: scegli il telescopio giusto per iniziare

Abbiamo visto le differenze tra rifrattori e riflettori pensando soprattutto all’osservazione visuale: contrasto, luminosità, praticità, manutenzione. In questo nuovo astricolo li guardiamo con gli occhi di chi vuole fotografare il cielo.

Capire come sono costruiti i telescopi ti aiuta a prevedere il loro comportamento sul campo, a fare da subito le scelte giuste, evitare errori costosi da correggere dopo e, soprattutto, a non rimanere deluso dalle prime prove di astrofotografia.

Focus sul rifrattore

Nella parte frontale trovi il gruppo di lenti, chiamato obiettivo. Nei modelli più semplici è formato da due lenti (doppietto), in quelli più evoluti da tre (tripletti) o da combinazioni con vetri speciali ED o APO. Il loro compito è uno solo, raccogliere il fascio di luce, che arriva quasi parallelo dalle stelle, e piegarlo fino a concentrarlo in un punto preciso, il fuoco.

image
Askar Fra 600/5.6 uno ottimo telescopio APO per l’astrofografia

Subito dopo l’obiettivo, lungo il tubo, ci sono diaframmi e superfici interne annerite. Servono a bloccare la luce parassita, cioè tutta la luce indesiderata che entra nel telescopio e rimbalza all’interno del tubo. Questo interno nero opaco è fondamentale per mantenere il contrasto alto e una buona nitidezza.

image 4
Grafico che mostra nell’Askar V come viene proiettata la luce fino al piano focale.

Alla fine del tubo troviamo il focheggiatore, il componente meccanico che ti permette di mettere a fuoco il soggetto. È un cilindro che scorre avanti e indietro in modo molto preciso, portando la camera o la ruota portafiltri esattamente sul piano di fuoco. Nei rifrattori moderni il focheggiatore è robusto, con demoltiplica fine (cioè una manopola per la messa a fuoco molto precisa), e può reggere senza problemi il peso di una camera dedicata.

image 1
Askar V, il mio telescopio, dettaglio del focheggiatore, ho scelto questo telescopio per la sua qualità e versatilità

Il risultato di questa architettura è uno strumento chiuso, sigillato, stabile. Non entra polvere, non ci sono specchi da allineare, la collimazione non è un pensiero. Se lo prendi, lo monti e lo punti al cielo, si comporterà quasi sempre nello stesso modo, notte dopo notte.

Se siete curiosi vi consiglio di guardare questo video su Youtube dove viene realizzato un rifrattore: link al video.

Focus riflettore 

Alla base del tubo c’è lo specchio primario, concavo, che raccoglie la luce. È la vera apertura del telescopio, tutta la luce che entra dall’imboccatura del tubo viene riflessa qui. Dal primario il fascio viene concentrato verso la parte alta del tubo, dove incontra lo specchio secondario.

Il secondario è sospeso su una crociera (la famosa ragna) e inclinato a 45°. Il suo compito è deviare il fascio lateralmente, verso il focheggiatore. È proprio questa presenza al centro del cammino ottico a creare l’ostruzione centrale, una piccola zona “ombra” che sottrae un po’ di contrasto, senza però rovinare il piacere dell’osservazione o delle immagini quando tutto è ben regolato.

image 2
Sky-Watcher F4 Newton 200/800

Anche nel Newton ci sono diaframmi e superfici interne annerite lungo il tubo per migliorare il contrasto. A differenza del rifrattore, però, qui il tubo è generalmente aperto e gli specchi sono a contatto con l’aria. Questo aiuta a portarli più rapidamente alla temperatura esterna, ma li espone alla polvere e richiede un minimo di manutenzione nel tempo, come la pulizia degli specchi e una collimazione periodica.

image 6
Si può osservare l’interno di un Newton F4 150/600 Sky-Watcher dove osserviamo il primario e il riflesso dello specchio secondario

La collimazione è l’allineamento accurato tra primario, secondario e focheggiatore. Per ottenere stelle puntiformi e dettagli fini è necessario che il fascio di luce arrivi perfettamente centrato sul sensore. Non è un’operazione complicata, ma richiede un po’ di pazienza e qualche strumento dedicato (collimatore laser o cheshire).

image 5
Laser per la collimazione

Aspetti che contano in astrofotografia

Il primo è il focheggiatore. In astrofotografia non devi solo mettere a fuoco devi mantenerla per minuti o ore. Un focheggiatore robusto, fluido, con possibilità di blocco (lock) e magari motorizzabile fa la differenza. In molti modelli è possibile anche ruotare il focheggiatore o il tubo di scorrimento, così da inquadrare meglio il soggetto e avere una posizione più comoda per la camera senza perdere il fuoco. I rifrattori moderni sono spesso molto curati su questo fronte; nei Newton di fascia entry-level, invece, a volte è la prima cosa che si desidera migliorare.

Il secondo è il backfocus, lo spazio disponibile per mettere in fila correttore, filtri, camera, eventuale ruota portafiltri. I rifrattori progettati per l’astrofotografia hanno quasi sempre una backfocus definita e accessori dedicati (anelli, spianatori, riduttori); molti Newton nascono invece per uso misto visuale/fotografico, e serve un po’ di attenzione in più per raggiungere il fuoco con tutte le combinazioni.

Quale schema ottico per il tuo primo passo in astrofotografia?

A questo punto potresti chiederti, meglio iniziare a fotografare con un rifrattore o con un riflettore? La risposta, ancora una volta, dipende più da te che dallo strumento.

Se hai poco tempo, vuoi ridurre al minimo la manutenzione e ti piace l’idea di un setup compatto, facile da trasportare e veloce da mettere in opera, un buon rifrattore corto è un alleato naturale. Ti aiuterà a concentrarti su tutto il resto, messa in stazione della montatura, messa a fuoco, guida, elaborazione delle immagini.

Se invece ti attira l’idea di spremere ogni fotone possibile, non ti spaventa l’idea di imparare la collimazione e hai la possibilità di conservare il telescopio in un luogo abbastanza stabile, allora un Newton ben scelto può accompagnarti molto lontano, soprattutto su nebulose e galassie deboli.

Nessuna delle due strade è giusta o sbagliata in assoluto. Sono semplicemente modi diversi di abitare lo stesso cielo. Molti astrofotografi, nel tempo, finiscono per apprezzare entrambi, un rifrattore per i campi larghi e le notti “senza pensieri”, un riflettore per quando vogliono spingersi più in profondità.

Per aiutarti nella scelta ti ho preparato un piccolo test che ti potrà aiutare nel decidere.


Test: qual è il telescopio giusto per te?

Rispondi a queste 10 domande e scopri se sei più da rifrattore o da riflettore Newton.

1. Quanto tempo hai, in media, per una singola sessione sotto le stelle?
2. Come ti senti riguardo alla manutenzione e alle regolazioni (collimazione, pulizia, ecc.)?
3. Quanto puoi/vuoi spendere per il solo tubo del telescopio?
4. Quanto spesso dovrai trasportare il telescopio (auto, montaggio/smontaggio frequente)?
5. Il tuo interesse principale è…
6. Quanto ti dà fastidio dover ricontrollare spesso la collimazione?
7. Dove pensi di conservare il telescopio?
8. Quanto ti interessa che lo strumento sia “pronto all’uso” anche per qualche foto al volo?
9. Come vivi l’idea di aggiungere accessori (correttore di coma, ecc.) per ottimizzare il campo?
10. A livello di esperienza ti senti più…

Verso i prossimi passi

Abbiamo distinto rifrattori e riflettori, osservato il loro comportamento in visuale e gettato uno sguardo a come si comportano in astrofotografia.

Nel prossimo appuntamento entreremo ancora più nel pratico parlando di montature. Vedremo le differenze tra montature altazimutali ed equatoriali, parleremo di capacità di carico, inseguimento e stabilità e capiremo perché spesso è più saggio investire prima sulla montatura e poi sul tubo ottico.

Passo dopo passo, l’obiettivo è uno solo: aiutarti a trasformare la curiosità per il cielo in immagini che ti emozionano ogni volta che le rivedi sullo schermo.